Le Teste di Moro di Stefano Terrasi.

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Isarret Art

Stefano Terrasi in arte (Isarret) è un artista e ceramista di Aragona (AG) che crea, modella e forma le antiche Teste di Moro siciliane. Ogni sua produzione è diversa l’una dall’altra.
Le Teste di Moro sono di certo uno dei manufatti più noti e pregiati dell’intera arte della lavorazione della ceramica siciliana. Sono collegate alla Sicilia e alla sua storia, da un saldo e quasi ancestrale  tutt’uno antropologico.  La loro nascita (ma sarebbe meglio dire la loro comparsa) viene fatta risalire al periodo della dominazione araba dell’isola, che va dalla metà dell’800 d.C al 1072 d.C., per un maximum temporale di 240 anni circa.
Occorre sottolineare subito un dato. La dominazione araba della Sicilia (che araba comunque non fu, perché si trattò semmai di un’occupazione militare attuata da popoli berberi arabizzati) fu un’opera di conquista come tante altre, con tante luci ed ombre.
Si dice che le teste siano legate ad un’antica leggenda.
Nella Palermo saracena dell’anno mille, nell’antico quartiere della Kalsa, pare che una giovane donna dotata di una bellezza straordinaria avesse attirato dal suo balcone pieno di fiori la curiosità di un giovane moro (“arabo”) che stava passeggiando per quelle vie. Sopraffatto dalla sua avvenenza, il giovane corrispose ai sentimenti della sua bella seduttrice diventandone l’amato. Questi però celava in cuor suo un gravoso segreto: era infatti sposato e aveva moglie e figli in uno dei paesi mediorientali dal quale proveniva, forse proprio dall’altra sponda del Mediterraneo. Appreso il terribile segreto, la giovane palermitana, colta da un raptus di ira funesta e mossa dalla più tremenda delle pene d’amore decise di far in modo che il suo amante non partisse più.

il principe e la principessa

Durante il sonno, prima della partenza prevista, gli tagliò la testa per farne un portavaso o un porta piante perenne, affinchè potesse rimanere in perpetuo con lei nella sua balconata fiorita. Si racconta che ella appose sulla testa del suo moro un apposito contenitore dove piantò del basilico e che lo irrorasse giornalmente con le sue lacrime. La scelta del basilico fu quasi certamente dovuta alla sua simbologia sacra: era infatti la pianta dei sovrani dell’Impero Romano d’Oriente detto anche Impero Bizantino. Basilikos in greco vuol dire infatti “pianta dei re, o anche pianta regale”.
Nacque la leggenda delle teste di moro !!!
Oggi l’antica arte dei ceramisti siciliani nella realizzazione di questi manufatti è il risultato di un insieme di competenze che come ben si sa non sono altro che l’unione di conoscenze  e di abilità tecniche.
Stefano Terrasi
, produce questi straordinari manufatti ormai da diversi anni.
La leggiadria con la quale gioca nella mescolanza dei colori si fa grazia e bellezza nella composizione dei volti che visivamente “intravede” già dentro di sé, prima ancora che essi diventino coraggio estetico osservabile dall’esterno.

blu

I suoi volti quasi sempre di forma «europoide» e poche volte di fattezze “sub-sahariane” sono il frutto sia di una grande capacità tecnica sia il risultato combinato di arte, tecnica e gusto. Ed è qui che viene fuori il tocco dell’artista: il suo gioco di luci, di ombre e di tinte sembra direttamente copiato dal paesaggio della sua Sicilia alla quale è visceralmente legato. I colori utilizzati come «i brillanti, i pastellati o i tenebra» sono l’esito di una selezione artistica che ha sempre un ben determinato significato. Ad esempio: il rame sempiterno che avvolge le cupole delle cattedrali e delle basiliche del Nord Europa qui sembra confermare l’inossidabilità nel tempo della leggenda palermitana; il Blu di Prussia che si fonde egregiamente con il «cremato» dell’incarnato impassibile e neutrale del “principe o della principessa”, sembra richiamare ambientazioni da Mille e Una Notte tipiche delle fiabe persiane. Visioni di mondi relativamente lontani.

moretti

Il verde brillante, caparbio, specchiato e «luce-riflettente» utilizzato per le sue teste di moro sormontate da ripiani coronati, che come veri capitelli un tempo servivano a reggere un possibile terrario floreale, rappresenta il carattere prospero, erbaceo e lussureggiante di quel Mediterraneo da scoprire, inondato da brezze leggere e da inebrianti  profumi che sanno di buono ma anche di sacro. Proprio come il basilico.
Ed è questo che offre una salda struttura a tutto il mito: rendere sacro il posto di casa, attraverso il nobile e speziato profumo dell’erba degna degli antichi Re romano-orientali !
Al di là dell’aspetto decorativo le Teste di Moro di Isarret sono strabilianti nella loro realizzazione e nelle loro fattezze, e seducono nelle forme e nei colori, nelle sfumature, nelle macro o micro venature e nelle piccole imperfezioni artigianali.
Tali particolari hanno un certo impatto sull’immaginazione e nell’immaginario di tutti coloro i quali vogliono intravedere nell’opera d’arte anche un richiamo a quell’antica leggenda che è stata voluta ed accettata da tutti i nobili e da tutti i sovrani che in seguito ne  hanno amato la malinconica storia.
Impreziosite spesso da accessori inediti, come l’ankh egizio (cioè la croce egiziana o croce ansata) inserito come orecchino a corredo degli ornamenti femminili, le teste diventano statue marmoree che sembrano regnare silenziosamente su tutta la realtà domestica che le circonda e della quale si impadroniscono regalmente.
Già, proprio così: quella regalità che continua ad esser loro tributata, dal contributo di grandi maestri che perpetuano ancora oggi l’antica arte della lavorazione della ceramica siciliana.

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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