Patrick De Gayardon: l’Icaro del nuovo millennio (13 aprile 1998).

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[immagini di pubblico dominio]

Jacob Peter Gowy – Il Volo di Icaro (1635-1637)

«L’estremo è anche ragionevolezza, studio, calcolo, programmazione, pianificazione delle proprie forze e capacità in vista del risultato che si intende conseguire» [Patrick de Gayardon].
Il 13 aprile del 1998, nel corso di un allenamento di paracadutismo acrobatico, Patrick De Gayardon si schianta in acqua dopo un lancio in planata libera sulle acque delle Hawaii.
Patrick De Gayardon de Fenoyl è stato di certo uno dei più grandi atleti di sport estremo. Appassionato di volo è stato definito da qualcuno come l’Icaro del nuovo millennio.
Con le sue stravaganti e audaci imprese ha cercato di superare di volta in volta il proprio limite e quello umano. A metà tra uno sportivo ed un inventore di nuove tecniche paracadutistiche, è ricordato per le sue avventure al limite dell’impossibile e per la temerarietà con la quale è riuscito a cimentarsi nelle più rischiose «cadute dall’alto».
È stato l’inventore della planata controllata, una modalità di lancio in caduta libera attuata per il tramite di una tuta alare di sua invenzione, che ne ammorbidiva la veemente discesa verso il suolo. In questo modo il lancio si trasformava in un vero e proprio volo.
Nacque ad Oullins, in Francia, il 23 gennaio del 1960. Compiuti gli studi superiori intraprende la carriera universitaria iscrivendosi alla facoltà di legge, che ben presto abbandona per dedicarsi ad altro. A metà degli anni ’80 inizia a dare concretezza alla propria intima passione: il paracadutismo estremo.
Inizia così a lanciarsi dai cieli francesi per poi precipitare sulle terre di tanti altri luoghi, stati e nazioni. Velocemente diventa uno degli sportivi più seguiti a livello internazionale.

skydiving

La notorietà con la quale verrà celebrato in tutte le sue imprese future viene fuori in due occasioni.
La prima si presenta nel 1992 durante un lancio in base jumping effettuato dalla cascata più alta del mondo: il Salto Angel (919 mt.) in Venezuela. Questa ha una caratteristica molto particolare ovvero quella della caduta continua dell’acqua per oltre 800 metri. È un muro di roccia liscia ininterrottamente martellata da un flusso torrenziale assai irregolare; la potenza idrica infatti dirada a metà corsa a causa della sua nebulizzazione, creando continue perturbazioni ed improvvise raffiche di vento.
Diventa uno dei testimonial ufficiali del «No Limits Sector Team», una divisione sportiva di una nota casa di orologi italiana. Il vertiginoso lancio realizzato in tandem con un altro atleta, riesce alla perfezione.
I due angeli dell’acqua tuffandosi nel vuoto da quella altura spaventosa e sfiorando quelle pareti verticali irte di rocce bagnate dal fiume Kerepakupay, atterrano dopo aver planato a lungo tra la vegetazione del Parco Nazionale di Canaima. È un successo. Nel 1993 si cimenta in un’altra intrepida sfida.
Si lancia da un elicottero dentro il Sòtano de Las Golondrinas, un’enorme cavità carsica che si apre nel ventre della terra nei pressi del villaggio di Aquismon (Xilitla) in Messico: sembra la porta dello Xibalba, l’oltretomba dei Maya, il regno dei morti e della malattia!
Si tratta di un gigantesca voragine profonda oltre 370 metri e larga 60. Complessivamente arriva a 512 metri di profondità. Anche quest’azione ha una gran riuscita. Queste furono le sue parole prima che precipitasse in quell’oscuro budello:

«ora conoscerò quello che non ho mai osato provare prima. Voglio saltare dal cielo in quel buco. Il gioco diventa difficile; con una tolleranza così ridotta, in quel lancio è impossibile correggere alcunché»

un cenote messicano (grotta carsica) nello Yucatan

Come un cigno bianco, atterra con grazia ed eleganza sul fondo dell’orribile Averno messicano.
Nello stesso anno si lancia sopra Mosca da quota dodicimila metri senza ossigeno. Nel 1994 sul Polo Nord fa lo skysurf tra le nuvole. Nello stesso periodo riesce in un’impresa mai tentata prima: si lancia da un aereo con la sua tuta alare, seguendolo parallelamente con lo stesso angolo di discesa, per poi rientrarvi. Anche in questo caso, le sue gesta fanno il giro del mondo.

caduta libera

Patrick era un uomo metodico, ordinato e altamente visionario. Ideò, curò e disegnò la  celebre tuta da planata con materiali sperimentali ed innovativi, allestendola da se stesso. Le sue creazioni erano originali e straordinarie. Una sera, mentre si apprestava a sistemare tutta l’attrezzatura per l’impresa del giorno dopo, scucì e ricucì la sua tuta interamente daccapo.
Atleta di grande tecnica, era dotato di un estro particolare. La sua genialità era arricchita da un grande talento e da un mix eclettico di audacia e follia. Aveva un carattere introverso e molto riflessivo; talvolta persino solitario. Questa sua impermeabilità lo rendeva agli occhi dei suoi partners di volo come un uomo perennemente concentrato e dominato dalla sua passione. Dava emozioni, ma  apparentemente sembrava esserne privo.

disegno della tuta alare utilizzata da Felix Baumgartner

Voleva realizzare il sogno di Icaro ed oltrepassare ogni  limite umano. Più che un desiderio di libertà, il suo era un volersi fondere con la natura che lo circondava.
Ma le idee visionarie del Cigno Bianco francese svanirono con lui quel giorno di Aprile del 1998.
Durante una prova nella quale doveva testare nuovamente la sua tuta, qualcosa non andò per il verso giusto: il paracadute di sicurezza non si aprì correttamente e aggrovigliandosi sulle corde del primo lo fece precipitare nelle acque hawaiane. Aveva 38 anni.
In lui vi era un connubio assai particolare: coniugava in un modo quasi perfetto, l’atletica del paracadutismo acrobatico, con la ritualità del salto nel vuoto utilizzata nei culti primordiali e tribali. In tutto questo, ha reso sacro il salto dal cielo ornandolo di tecnica e di sportività.
Quel maledetto lunedì Patrick superando ogni suo limite raggiungeva quella gloria che fa parte dell’immortalità, lasciando il mito per entrare definitivamente nella leggenda!
https://www.youtube.com/watch?v=bpxaR6yeOkM

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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