Lo sky burial: la sepoltura celeste del Tibet.

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[l’immagine di copertina è con licenza CC0]

[foto di Chensiyuan con licenza https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]

Il funerale celeste o sepoltura celeste (in inglese sky burial) è una pratica funeraria ancor’oggi diffusa in diverse parti dell’Asia, ed è strettamente legata al buddismo tibetano detto anche lamaista. Il rito prevede che il corpo del defunto venga scuoiato e dato in pasto – o per meglio dire – offerto agli avvoltoi.
In Tibet viene chiamato jhator e letteralmente vuol dire «elemosina per gli uccelli».
Secondo il buddismo il corpo è solo un involucro che racchiude uno spirito immortale che dopo la morte tornerà ad incarnarsi infinite volte in altri esseri: uomini, animali, piante e persino in elementi del regno minerale ed «inanimato». Continuerà a rinascere sino a quando non raggiungerà il nirvana che chiuderà il ciclo delle reincarnazioni.
Subito dopo il decesso, quando è già cominciato il viaggio del defunto nell’aldilà, i monaci iniziano a curare la ritualità del Phowa, ossia del «trasferimento della coscienza» per mezzo del quale lo spirito lascia definitivamente il corpo. Per diversi giorni – solitamente non più di due – viene tenuto in posizione seduta in attesa che vengano recitate tutte le preghiere necessarie a concludere la trasmigrazione dell’anima.
Il luogo della sepoltura è normalmente ubicato in zone remote e lontane dai villaggi, costellate spesso da numerose bandiere o vessilli esposti al vento.
A questo punto il tomden, una sorta di capo cerimonia, spezza la colonna vertebrale del cadavere in modo che lo stesso possa essere trasportato con maggiore plasticità verso il sito dove si svolgerà tutto il rito.
Qui la salma prima di essere smembrata (in parte) viene preparata per l’offerta, per esempio attraverso il taglio dei capelli. Gli altri cerimonieri chiamati rogyapa bruciano rami di ginepro per attirare gli uccelli.
Il defunto viene così denudato, posto con la faccia rivolta verso terra, e sezionato.
Il tomden utilizzando un campanello o altri oggetti sonanti richiama gli avvoltoi con l’espressione shey, shey, shey (mangiate, mangiate, mangiate!). In pochi attimi, interi stormi, atterrano in mezzo ai morti.

I lamaisti credono che gli avvoltoi siano dei dakini «danzatori del cielo».
Rappresentano degli angeli sotto forma di rapaci; hanno il compito di portare l’anima del morto in altri universi. In questi diversi empirei le anime aspettano di reincarnarsi in altre esistenze materiali.
Con questo rituale i devoti e i parenti del defunto esprimono tutta la loro gratitudine verso gli uccelli che fanno da traghettatori verso l’altro mondo. È un ultimo atto di generosità dello scomparso nei confronti della natura, nella quale è immerso e alla quale è collegato in un continuo ciclo vitale di nascita e morte. In questo modo riesce ad espiarsi da tante colpe, liberandosi man mano dai vari pesi karmici accumulati in vita.
Sembra che questi popoli abbiano scelto la sepoltura celeste peri motivi legati ad esigenze molto più pratiche e materiali.  Il Tibet che è un luogo con la maggiore altitudine al mondo è infatti una regione molto rocciosa; il suo terreno, spesso ghiacciato, dopo pochi centimetri diventa quasi impenetrabile.
Questa terra, inadatta all’inumazione, non consente nemmeno la cremazione, in quanto essendo scarsa di vegetazione non fornisce la legna necessaria per bruciare i cadaveri. Ecco che la sepoltura celeste diventa il metodo migliore per commemorare i defunti.
Nello sky burial le ossa frantumate e mescolate con una farina d’orzo, burro o tè vengono offerte agli altri rapaci: aquile, falchi, corvi o cornacchie. Se gli avvoltoi hanno disdegnato il pasto, perché la salma è stata contaminata ad es. da trattamenti terapeutici o da medicinali, ciò diventa  il segno di un triste presagio.

stupa buddista ad Aba (Ngawa) nella prefettura di Qiang. [Foto di Jialiang Gao con licenza https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]

Lo Sky Burial è un sistema di sepoltura utilizzato in varie parti del mondo. È tipico della cultura indo-iraniana pre-islamica. Nel mondo zoroastriano era utilizzato per mantenere puri gli elementi terrestri e vitali. Nella Persia di Zoroastro (odierno Iran) i morti venivano lasciati sulle cosiddette Torri del Silenzio in balia degli elementi ed esposti proprio ai rapaci. Il fuoco che per i mazdaisti persiani era sacro, non poteva in alcun modo essere contaminato, e  pertanto una delle poche soluzioni era quella della sepoltura celeste.
La Cina, che nel 1950 occupò il Tibet incorporandolo a sé, lo aveva vietato negli anni ‘60 e ‘70, ma ben presto è tornato ad essere utilizzato dai tibetani.
Questo è lo sky burial: la pia sepoltura utilizzata nello stato teocratico del «Dalai Lama», dove i cari defunti vengono divorati dai «ballerini del cielo» per tornare in vita !!!

Attenzione: immagini che possono turbare la sensibilità di molti.
Questo è un video caricato su YouTube da voyageravecmoi.com
. Da qui è liberamente condivisibile ma non scaricabile tramite download.

 

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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