Berlino, 9 novembre 1989: l’ultimo autunno della DDR.

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il Muro visto da Bethaniendamm, Berlino-Kreuzberg (1986)                   [foto di Thierry Noir https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]

Il Muro di Berlino è stato una linea di fortificazione che ha separato materialmente, geograficamente ed anche ideologicamente la capitale della Germania per 28 anni, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989, dividendola in due parti.
Di certo è stato, e lo è ancora da un punto di vista concettuale,  il muro più noto della storia.
È stato definito anche come il «Muro della Vergogna».
La sua caduta ha contribuito alla riunificazione tedesca, allo sgretolamento dell’ideologia socialista e alla fine della contrapposizione in blocchi  dell’intero globo nel periodo della cosiddetta Guerra Fredda.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la Germania venne divisa in quattro zone di occupazione: americana, inglese, francese e sovietica. Fu subito evidente che tra i quattro conquistatori del Terzo Reich non c’era piena unità di intenti.
Nel giugno del 1947 gli anglo-americani cercarono di creare uno stato tedesco-occidentale senza la collaborazione dell’URSS. Ben presto due visioni del mondo (e della vita sociale in genere) tra loro antagoniste, quella capitalista propugnata dagli Stati Uniti e quella socialista predicata dall’URSS, si posero su  piani di netto contrasto e persino di ostilità: era nata la Guerra Fredda che per quasi un cinquantennio divise il mondo in due blocchi e in due macro-universi, mantenendolo in un perenne stato di tensione militare e sotto il costante incubo di un conflitto nucleare.

Potsdamer Platz, 1982 [foto di Lyricmac (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it)]

Nel 1948 il problema di Berlino esplode in tutta la sua criticità.
Il maresciallo russo Vassilij Sokolovskij, comandante delle truppe sovietiche in Germania dal ‘46 al ‘49, accusò le potenze occidentali di voler creare uno stato tedesco-occidentale non inclusivo dei territori posti sotto l’amministrazione di Mosca, e di voler smantellare l’integrità territoriale e politica della nazione tedesca, in favore della creazione di due stati distinti e separati.
Dal 1° aprile 1948 il vicegovernatore sovietico  Dratvin stabilì i nuovi criteri per l’accesso nei territori sotto il loro pieno controllo. Da quel momento in poi la libera circolazione delle persone e delle merci tra i  diversi settori di occupazione veniva  sottoposta a diverse restrizioni. Nel giugno di quello stesso anno nei territori controllati dagli occidentali con l’introduzione del nuovo marco tedesco veniva attuato un accorpamento economico e territoriale tra la bizona angloamericana e quella francese: la strada della separazione tra le due “Germanie” era ormai ben tracciata.
Il 23 maggio 1949 nacque ufficialmente la Repubblica Federale Tedesca (BRD) detta anche Germania Ovest, con capitale Bonn ed il 7 ottobre sempre dello stesso anno, in risposta ad essa, venne proclamata la DDR, (Deutsche Demokratische Republik) cioè la Repubblica Democratica Tedesca, detta anche Germania dell’ Est.  Ma occorre specificare un punto davvero molto importante e significativo.

le due Berlino [illustrazione di Stefan-Xp (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]

Il muro di Berlino non va confuso con il confine tra le due Germanie, che correva invece da nord a sud in senso quasi verticale, dal Mar Baltico sino alla Cecoslovacchia e che interessava quattro lander  dell’ovest (Schleswig-Holstein; Bassa Sassonia; Assia e  Baviera) e tre dell’est (Meclemburgo; Sassonia-Anhalt e Turingia) per un totale di 1939 km.
Il muro separava la città in due parti e circondava interamente solamente Berlino-Ovest, che trovandosi nel bel mezzo della Germania Orientale, era di fatto un’ isola occidentale in pieno spazio tedesco-orientale. La città era dunque un pezzo di territorio della Germania Ovest interamente circondato dalla Germania Orientale.
Non è possibile, qui, in questa sede, riportare tutti gli accadimenti politici e materiali avvenuti per più di un cinquantennio tra le due Germanie e nemmeno nella stessa Berlino separata.
Parlando del muro, occorre dire invece quanto segue.
La sua costruzione fu ordinata ed attuata dalle autorità tedesco-orientali nelle prime ore del 13 agosto del 1961. In quella mattina molti berlinesi si ritrovarono definitivamente dirimpettai in due nazioni diverse, rimanendo increduli e sgomenti.

Brezhnev & Honecker [foto da pixabay]

In alcune vie della città, la linea di confine che correva tra le due Germanie, creava situazioni incredibili e paradossali, inedite e persino bizzarre. In diversi quartieri, molte case che avevano le spalle dell’edificio ad est, ma l’uscio e le aperture ad ovest, vennero murate e sbarrate.
Molti si diedero alla fuga, gettandosi dai balconi o dalle finestre di casa propria. Ovunque si vedevano sventolare numerosi fazzoletti con i quali molte famiglie che stavano per essere separate tra i diversi settori si salutavano piene di sconforto e di amarezza, in un commiato generale che accompagnava pian piano l’erezione del lunghissimo muro. Improvvisamente la città si ritrovò ad essere mutilata in due diverse Berlino. Due parti che si sarebbero ricongiunte solo dopo molti anni; due anime di un solo cuore che avrebbe lentamente trasformato i suoi stessi abitanti in due diversi tipi di berlinesi.
In quel lontano agosto diverse squadre di costruttori iniziarono a segnare il perimetro sul quale doveva erigersi la cinta muraria attraverso dei reticolati di filo spinato che nei giorni a seguire vennero affiancati dalla vera e propria costruzione costituita da blocchi di cemento armato.

il salto di Schumann

Non si può non ricordare il gesto di Conrad Schumann, un soldato a guardia del muro che veniva eretto e che in un attimo di distrazione del suo reparto, saltò oltre confine  sulla recinzione di filo spinato: fu il primo fuggitivo dell’est. Era il 15 di agosto.
Il muro era alto 3,6 metri e lungo circa 150 kilometri (166 al culmine del suo ultimo ampliamento) venne rimodulato e modificato sia nel 1965 che nel 1975.
Era costituito da due muri che correvano paralleli uno dentro l’altro, nel mezzo c’era la cosiddetta striscia della morte, con al centro un ampio letto di sabbia o di ghiaia, sul quale le orme dei fuggitivi e dei possibili “traditori” potevano essere rinvenute e scovate con una certa facilità. Contava più di 300 torrette di osservazione presidiate giorno e notte dalla Volkspolizei o Polizia Popolare, soprannominata VoPos, pronta a far fuoco sugli eventuali transfughi e dissidenti.
Era inoltre dotato di un lungo fossato anticarro di circa 105 km, con Cavalli di Frisia ed altri sbarramenti atti ad ostacolare la fuga dei tanti berlinesi dell’est che tentavano di raggiungere l’ovest.
Il muro era munito di circa 14 punti di passaggio che consentivano le comunicazioni tra le due parti di Berlino ed altri quattro punti che ne consentivano la comunicazione con l’est e con l’ovest, ma con enormi limitazioni.

«l’isola di Berlino Ovest» [illustrazione di Benutzer: Sansculotte (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/de/deed.en)]

Berlino Ovest, trovandosi come un’isola in pieno spazio tedesco-orientale, aveva diversi corridoi terrestri ed aerei che le consentivano di mantenere i contatti con la Germania Occidentale. Si trattava di collegamenti automobilistici,  ferroviari e aerei, che potevano essere utilizzati in entrata ed in uscita, solo dai berlinesi dell’ovest e dagli occidentali e che servivano a raggiungere la stessa città o qualsiasi altra destinazione fuori dalla Germania dell’Est.
La libera circolazione o l’espatrio per tutti i cittadini dell’est erano invece assolutamente vietati.
Le vie stradali e ferroviarie riguardanti questi corridoi, erano controllate e vigilate costantemente dalle guardie di frontiera per impedire che gli orientali potessero materialmente «scappare» dal socialismo o intrattenere rapporti con gli occidentali. Per molti decenni  fu così. Durante gli anni della separazione, si crearono di fatto due città, distinte, diverse e parallele l’una all’altra e  a motivo di questo i tentativi di fuga furono diversi.
I berlinesi dell’est si ingegnarono in tutti i modi per superare l’ostacolo del muro. Vennero creati marchingegni di ogni tipo per scavalcarlo in aria o sottoterra: furono scavati tunnel, cunicoli, gallerie ecc.; alcuni tentarono la fuga per via aerea con piccoli velivoli. Altri si adoperarono in tutti i modi possibili:  qualcuno provò persino con una mongolfiera.

caricatura di Schumann [foto da pixabay]

Altri ancora tentarono di passare al di sotto delle sbarre di controllo, nei vari posti di frontiera, con delle piccole automobili, le famose «Trabant», appositamente modificate e sparate a tutta velocità verso l’occidente !!!
Le vittime del fuoco dei VoPos, e delle sventurate azioni di fuga non riuscite, sono state ahimè numerose. Si parla di una cifra compresa tra le 200 e le 300 vittime (ma secondo alcuni è una cifra in difetto), su più di 5.000 tentativi di fuga riusciti.
La città dopo diversi anni era diventata un strano universo, drammatico e bizzarro. Ad ovest, dentro il muro che la cingeva da ogni parte e che la catturava in un modo perennemente statico, si stava sviluppando un pezzo di occidente libero e prosperoso, lontano dalla nazione federale con Bonn capitale. Nella parte est, e tutto intorno alla città medesima, si estendevano un’altra città ed un altro territorio che fungeva da contenitore dell’ovest, ma che a sua volta era imbrigliato nella mega prigione del socialismo felice. E’ come se paradossalmente i berlinesi e tutti i tedeschi dell’est si fossero «chiusi fuori» !!!
Ma i tempi stavano cambiando. Con la Ostpolitik del Cancelliere tedesco-occidentale Willy Brandt e di molti altri esponenti del blocco socialista, il lungo stato di inimicizia che fino a quel momento regnava tra le due nazioni, iniziò ad affievolirsi.

7 ottobre 1989: i 40 anni della DDR [Bundesarchiv, immagine di Franke, Klaus (licenza https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.it)]

Una serie di migrazioni di massa verso Ungheria ed altri stati viciniori, sempre più consistenti e quasi inarrestabili, stavano mettendo in crisi le stessa credibilità della DDR in termini di obbedienza e di fedeltà alle sue istituzioni.
La crescente mancanza di disciplina socialista (che invero in quello stato non fu mai particolarmente sentita) ed una drammatica crisi economica, fecero sì che ad inizio novembre le autorità statuali, complici  anche una serie di errori comunicativi, acconsentissero all’apertura dei confini. Il resto è storia che conosciamo.
Della lunga, travagliata ed epica storia di Berlino, non si può dimenticare nulla. Non si possono dimenticare né i resti dei bombardamenti aerei della seconda guerra né le sue innumerevoli bellezze: l’armonia del suo immortale parco architettonico; il fascino monumentale del suo essere una delle tante capitali della Mitteleuropa; il suo festival del Cinema di Febbraio; la celebre frase di Kennedy, «io sono un berlinese» pronunciata durante una visita ufficiale nella parte occidentale della città nel 1963 o le lillipuziane Trabant, auto di plastica per tutti i tedeschi, molto economiche, prive di bellezza effimera e prodotte in massa dal socialismo di Erich Honecker.

VoPos

Il 9 novembre 1989 quel muro che separò per 28 anni Berlino Ovest dal resto della Germania dell’Est, venne giù!
Da li a poco, caddero anche, uno dopo l’altro, tutti i regimi e gli stati che che si reggevano sull’ideologia socialista, riuniti sotto il Patto di Varsavia.
Il 3 ottobre 1990 le due Germanie tornarono ad essere una sola nazione.
Di Berlino non possiamo dimenticare la storia realmente accaduta di Christiane F. intitolata «Noi, i Ragazzi dello Zoo di Berlino» ambientata nella parte Ovest della città alla fine degli anni ‘70 e che ha al centro di tutto il problema della tossicodipendenza e della prostituzione minorile.
Allo stesso modo non possiamo scordarci del famoso brano dei Marillion del 1985, intitolato Kayleigh, girato anch’esso nella sua parte occidentale, o del concerto del grande violoncellista Rostropovich, dell’11 novembre ’89, eseguito proprio davanti al muro già passato a cimelio della storia. Vanno ricordati inoltre sia quello degli Scorpions del dicembre 1990 dedicato alla riunificazione della Nazione, sia quello di Roger Waters chiamato proprio The Wall (1979) del 21 luglio dello stesso anno.
Si disse, si diceva e fu detto, che con la caduta di quel muro sarebbe nato un nuovo mondo, un mondo pieno di nuova speranza. A ben guardarlo il mondo di oggi non è così tanto nuovo e non è tanto dissimile dal precedente non essendo immune dai tanti malanni che da sempre affliggono l’uomo: forse il nuovo mondo non è mai nato ed il vecchio non è mai morto!

[tutte le immagini sono libere da copyright]

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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