1 settembre 1983: il volo che rischiò di scatenare un conflitto atomico.

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[immagini di pubblico dominio]

Boeing 747

Nella notte tra il 31 agosto ed il primo settembre 1983, a 10.700 metri sul Mar del Giappone, in posizione 350, i piloti del volo KAL 007 della Korean Airlines, un Boeing 747 partito da New York e diretto a Seul, comunicano alla torre di controllo di Tokyo il seguente messaggio:«…c’è una rapida decompressione scendiamo rapidamente a quota 3000».
Fu l’ultima comunicazione dell’equipaggio. 
I piloti alle 3:26 (orario GMT) perdono il controllo del velivolo ed il 747 con 269 persone a bordo si ritrova in picchiata sul mare. Il volo scompare dai radar. Tokyo chiede ad un altro aereo poco distante dal primo di contattarlo: si tratta di un altro volo sudcoreano, il KAL 015. Tokyo allora chiama anche altre stazioni radar in Giappone ed in Corea per tentare di comunicare col 747, ma ogni tentativo è inutile. Tra queste c’è persino un torre radar in URSS; ma dal boeing non risponde più nessuno.
Il volo KAL 007 era partito dal JFK di New York alle 4:05 (GMT ora di Greenwich) e aveva fatto una sosta tecnica ad Anchorage in Alaska alle 11:30 (GMT), per poi ripartire alle 13:00 (GMT) alla volta di Seul. Per esso iniziava una traversata oceanica sul Nord Pacifico di circa 7000 km.
Il comandante Chun Byung In, era un pilota molto esperto con molte ore di volo e volava per la KAL da quasi 11 anni. Inoltre era stato pilota di caccia per l’Aviazione Coreana per più di 10 anni.
Da alcune intercettazioni effettuate dai servizi militari statunitensi in una loro base segreta fu scoperto che il 747 coreano venne abbattuto per errore dalla difesa di Mosca a causa del suo sconfinamento sull’ Isola di Sakhalin – già pieno territorio sovietico – situata tra il nord del Mar del Giappone ed il Mare di Okhotsk.
Ascoltando le registrazioni delle comunicazioni avvenute tra i velivoli della difesa aerea è venuto fuori questo messaggio: «in seguito a violazione del confine nazionale, avvicinamento del bersaglio e distruzione».
È quello che accadde quella notte. Nelle prime concitate ore, la compagnia coreana dirama un comunicato nel quale viene detto che il volo stava effettuando un atterraggio d’emergenza sull’Isola di Sachalin a causa di un’avaria. Un’ illusione durata poche ore.

Isola di Sakhalin (Сахали́н)

Il volo KAL 007 della Korean Airlines venne abbattuto da un intercettore di difesa aerea della VVS (Voyenno-Vozdushnye Sily, Военно-Воздушные Силы) cioè da un velivolo dell’ Aeronautica Militare dell’Unione Sovietica.
La mattina seguente il Segretario di Stato statunitense George Shultz, che tanto si adoperò assieme al suo omologo sovietico Eduard Shevardnadze per la cosiddetta politica della distensione tra est ed ovest, condannò l’accaduto accusando senza mezzi termini Mosca e le sue alte sfere di comando.
Occorre dire che nel 1983 i rapporti tra l’occidente del mondo ed il gruppo dei paesi comunisti erano parecchio tesi. Forse l’83 segna proprio l’apice della tensione politico-militare. Il culmine della Guerra Fredda stava per esplodere in un modo incontrollabile.
Si sapeva che i rapporti tra i due blocchi erano pessimi, ma come dice lo storico James Oberg, storico aerospaziale, “nessuno sapeva quanto lo fossero”Nelle ore successive al disastro, Mosca ammise una parte dei fatti, e cioè che un proprio caccia aveva abbattuto un aereo sconosciuto e che l’aereo coreano era stato contattato dalla difesa nonostante fosse stato invitato a cambiare rotta. Ma lo Stato Maggiore mutando versione iniziò ad affermare che il boeing venne abbattuto perché scambiato per un aereo spia in missione in territorio sovietico per ordine del governo americano. Tra accuse reciproche ed improbabili ricostruzioni da ambo le parti, il dialogo sul disarmo nucleare rischiava una seria battuta d’arresto. L’attrito tra est ed ovest era ormai alle stelle.
Venne creata per volontà dell’ONU una commissione di indagine internazionale indipendente, incaricata di far luce sull’accaduto e di individuare le eventuali responsabilità. Iniziò così una corsa contro il tempo per il recupero dei resti del velivolo sparsi in mare e soprattutto delle scatole nere.
Le accuse tra americani e russi continuarono senza tregua e il timore che la verità potesse essere compromessa da azioni poco lecite da parte di entrambi gli schieramenti era abbastanza fondato. I sovietici sostenevano che l’abbattimento fosse avvenuto sull’Isola di Sachalin ben lontano dal corridoio aereo assegnato al transito del KAL 007.

Sachalin: la città di Yuzhno-Sakhalinsk [foto di Vihljun – CC0]

La rotta che gli aerei commerciali dovevano seguire nel Nord Pacifico era contraddistinta dal corridoio denominato R20. Qui vi transitavano la maggior parte dei voli che facevano la spola tra il Giappone e la Corea del Sud da un lato e la costa continentale occidentale degli USA e del Canada dall’altro. Il controllo di Tokyo affermò che il 747 in base alle comunicazioni radio da esso fornite si trovava in una posizione esatta. Il suo raggio d’azione, così come quello di qualsiasi altro radar continentale asiatico, non poteva mai coprire l’intero settore del Pacifico Settentrionale. Pertanto esso faceva affidamento solo sulle coordinate che riceveva dagli aerei stessi.
Le scatole nere inizialmente non vennero trovate. Attraverso alcune documentazioni segrete dell’esercito americano, furono rinvenute alcune mappature radar riguardanti i movimenti di tutti i velivoli (civili e non) sull’intera area del Nord Pacifico:  il KAL 007 era fuori dal suo corridoio di oltre 500 km, in una posizione più a nord rispetto a dove si sarebbe dovuto trovare.
Per tutta la sua trasvolata aveva lentamente spostato la propria direzione verso nord entrando in territorio sovietico due volte: prima in un punto, e poi proprio sull’Isola di Sakhalin prima che venisse abbattuto. In pratica l’aereo per tutto il tempo viaggiò su «una rotta fuori rotta costante».

la rotta programmata e quella realmente seguita dal boeing

Questo fu dovuto probabilmente ad un’errata impostazione del sistema di navigazione inerziale, che si basa sul calcolo dei cosiddetti punti di riporto già programmati prima del volo, dal controllo a terra. Questi punti non sono altro che semplici coordinate, con tanto di denominazioni, che devono essere seguite affinché la trasvolata sia giusta. Lo sbaglio a quanto pare fu commesso nell’impostazione delle coordinate. L’equipaggio, era convinto che il velivolo stesse viaggiando seguendo i giusti punti di riporto, in realtà era fuori rotta di molto.
La Commissione formulò però anche una seconda ipotesi. Apparve meno probabile della prima, ma non venne scartata del tutto: era quella riguardante il mancato inserimento dell’INS (sistema di navigazione inerziale) subito dopo il decollo. Secondo tale ricostruzione, il 747 continuò a volare utilizzando la rotta tracciata dalla navigazione magnetica [di utilizzo normale solo nella fase del decollo] anziché tralasciarla per seguire quella stabilita dal sistema inerziale. In poche parole l’aereo stava raggiungendo la sua destinazione finale seguendo un’altra rotta!
L’errore sarebbe avvenuto «a terra», in Alaska. È argomento diffuso ritenere che in quegli anni gli aerei spia di entrambi i blocchi fossero i dominatori incontrastati dei cieli. Non era dunque un fatto insolito “incontrarli un po’ ovunque”.
A complicare le cose, quella notte, ci pensó anche un aereo spia americano, che incrociando la rotta del KAL 007 confuse il radar sovietico. Anch’esso fu una delle concause di quel disastro !!!
Con la disgregazione dell’URSS si seppe che le scatole nere furono recuperate dalla Marina Sovietica nei mesi successivi all’incidente e che era intenzione della nuova Russia consegnarle alla Corea del Sud per aprire così una nuova fase di collaborazione e di cooperazione con le nazioni del Patto Atlantico.
Il risultato finale, ultimo e veritiero, al quale arrivò il team di esperti  fu sbalorditivo: il comandante ed il copilota dimenticando di inserire il sistema di navigazione inerziale subito dopo il decollo portarono l’aereo, attraverso l’autopilota, a seguire la direzione magnetica. Al momento del suo sconfinamento in territorio sovietico si trovava fuori corridoio di oltre 560 km. I sovietici avevano ragione!

Sukhoi-15TM “Flagon”

Scambiato per un aereo spia nell’oscurità più assoluta, fu agganciato come un fulmine da un Sukhoi-15TM «Flagon» e venne colpito in due punti diversi da due missili aria-aria.
Precipitò nel mare di Okhotsk in quella triste notte di 34 anni fa, nella quale diversi fattori e attori tra loro antagonisti, rischiarono di scatenare davvero un conflitto nucleare tra il blocco dell’Est e quello dell’Ovest.
Non fu purtroppo l’unico incidente aereo verificatosi durante la Guerra Fredda causato da situazioni assurde o contingenti: altri errori ed orrori avrebbero reso turbolenti ancora per molto tempo i cieli di mezzo mondo.

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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