La Torre di Monterosso, Realmonte (AG): «cu piglia un turcu e sò».

0
[immagini di pubblico dominio]

La Torre di Monterosso [foto concessa dalla pagina Facebook @MyAgrigento]

Nella prima decade del 1300 il Re di Sicilia Federico III, bisnipote del grande Imperatore Federico II di Svevia, iniziò in tutta l’isola la realizzazione di alcune torri di avvistamento a guardia delle coste.
Si trattava di una sistema difensivo costiero costituito da diverse fortificazioni posizionate tra esse ad una distanza regolare di diversi chilometri; in tal modo erano in grado di segnalare l’una all’altra l’arrivo di una minaccia che giungeva dal mare.
Scomparso Manfredi (ultimo erede diretto degli imperatori germanici)  gli angioini [cioè i francesi] si impadronirono della Sicilia ed instaurarono un dominio oppressivo che durò circa un ventennio. Ben presto costrinsero la popolazione a ribellarsi.
Federico III, figlio terzogenito di Pietro III d’Aragona – detto il Grande – e di Costanza II di Svevia-Hohenstaufen, fu Re di Sicilia e regnò durante il cosiddetto periodo della continuazione della guerra dei Vespri, intrapresa dal padre contro gli Angiò nel 1282 e formalmente conclusasi nel 1302 con la Pace di Caltabellotta e con la relativa cacciata dei francesi. Scacciati gli angioini, con l’arrivo degli aragonesi venne inaugurato il lungo periodo della dominazione spagnola. Si parla di aragonesi e non ancora di spagnoli, perché la Spagna intesa come stato-nazione doveva ancora nascere.
Inizialmente le torri servirono a difendere l’Isola dall’aggressione marittima delle flotte aderenti alla coalizione anti-aragonese, voluta dai re angioini di Napoli e dai diversi potentati guelfi capitanati da papa Bonifacio VIII.
In una prima fase furono erette con funzioni strettamente militari allo scopo di poter approntare una risposta difensiva verso i possibili sbarchi degli eserciti stranieri. Successivamente servirono per difendersi dalle incursioni dei corsari magrebini provenienti dal Nord Africa.

Scala dei Turchi: panorama in direzione Torre

La pirateria come fenomeno è esistita da sempre. Eccezion fatta per il caso della corsareria atlantica  [che ha avuto caratteristiche ben definite]c’è da dire che essa è stata praticata ovunque e dappertutto.
Le torri di Sicilia vennero costruite dagli isolani per contrastare le azioni dei vari assalitori. Disseminate lungo le coste di tutta l’isola, erano tutte collegate tra loro da un certo tipo di messaggistica. Gli allarmi venivano lanciati: di giorno attraverso segnali di fumo e di notte con fuochi ben visibili da molto lontano. Pare che una richiesta di aiuto o un messaggio di allerta potesse fare il giro completo dell’isola nell’arco di un solo giorno!
Una delle minacce maggiori che ebbe la Sicilia nel corso di tutta la sua storia, fu  quella causata dalle incursioni turcheIl vasto e gigantesco Impero Ottomano dal 1500 in poi – sino ad inizio novecento – fu una spina nel fianco per tutti i regni mediterranei ed europei. E lo fu da un punto di vista politico, militare e mercantile. Anche la sua corsareria non fu da meno rispetto alla sua straordinaria potenza militare.

Scala dei Turchi

Ancor oggi nel territorio agrigentino esiste un’espressione popolare legata al fenomeno delle minacce marittime di quel tempo: «cu piglia un turco è sò».
È un’espressione che risale presumibilmente al periodo del regno di Filippo II di Spagna, durante il quale venne iniziata una totale ristrutturazione delle torri fortificate già presenti lungo i litorali. In tal modo venne delineata una nuova riorganizzazione dell’apparato militare, in assenza del quale operava spesso un esercito popolare e spontaneo – “di guardia nazionale” – che interveniva in ausilio delle deboli ed isolate guarnigioni di soldati costieri.  L’esclamazione sta dunque a significare lo stato di disordine o l’assenza di organizzazione in cui versa una comunità indisciplinata nella quale ognuno agisce facendosi legge da sé.
Chi catturava un pirata turco lo imprigionava in piena autonomia ed in totale legittimità caotica.
Una di queste torri difensive si trova ancora oggi nel comune di Realmonte, in provincia di Agrigento, in prossimità del paese di Siculiana in località «Le Pergole»: si tratta della Torre di Monterosso.

Filippo II d’Asburgo Re di Spagna

Venne costruita nel 1589, ma si pensa che quella attuale sia un adattamento ad una precedente costruzione di forma circolare ritrasformata secondo nuovi sistemi di ammodernamento.
Si innalza su di un promontorio di pietra tufacea rossa su di una base quadrata che si allarga in ogni lato quasi a forma piramidale per mt. 12,10 x 12,30 con una scarpata fino al primo livello che arriva a quota mt. 5,60 per poi continuare in verticale con dimensioni di mt. 8,60 x 8,60. Vi si accede dal primo piano – lato terra – attraverso una vecchia scala costruita negli anni sessanta per girarvi un film.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu inserita nel sistema di difesa costiero.
Al suo interno ci sono diversi ritocchi di quell’epoca. Nella parte della prima elevazione vi è una cisterna ed una scala incassata a muro che conduce su di una terrazza dove erano posti i cannoni. Due stanze guardano il mare. Da molte documentazioni storiche si può tranquillamente sostenere che aveva due caratteristiche: d’avvistamento e difensiva.
Si dice che abbia respinto parecchi attacchi e incursioni di pirati. Era sottoposta al dominio del Duca di Misilmeri (PA) che aveva il controllo di altre torri viciniori. Il presidio era formato da un distaccamento di 24 soldati provenienti dai villaggi e dai paesi limitrofi: Siculiana, Aragona, Raffadali, S. Elisabetta, Comitini, Alessandria della Rocca.

«Nel 1453 presso la Marina di Girgenti era una Turri denominata Monterosso per guardia di li Mori, di loru propria substantia longu tempu si fà. (Gibilaro, Incursioni…). Nel 1617 il caporale prendeva quattro scudi al mese e tre l’artigliere (bombardiero) ed il soldato. Nel 1799 predata una barca con sei uomini sotto la torre. Nel 1801 con tiri di schioppo si impedì uno sbarco di pirati. Nel 1803 la guarnigione della torre viene aiutata dalle forze di terra a respingere uno sbarco barbaresco. Nel 1804 con cannonate furono arrestati due palermitani ed un maltese che stavano per rapire un naturale di Realmonte».
[cit. tratta dal sito del Libero Consorzio Comunale di Agrigento]

Fortezza del Tocco a difesa di Acireale in un dipinto di Giacinto Platania (1657)

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne inglobata nel sistema difensivo di prima linea e al suo interno vi era un presidio militare pienamente operativo. Non si sa bene che tipo di munizionamento avesse: nei giorni dell’Operazione Husky – ossia dello Sbarco degli Alleati nel 1943 – pare che non abbia offerto la stessa resistenza mostrata dalle altre torri costiere, disseminate nei promontori a sud dell’isola.
Per secoli è stata
 una preziosa sentinella a difesa dei lidi siciliani, mentre oggi è un gigante inerme che non è più in grado di sputare fuoco, testimone silente dei tanti saccheggi messi in atto dai pirati (marini e non) di ogni tempo e provenienti da ogni dove, tutti protesi a contendersi le vaste grazie presenti nella Terra dei Ciclopi!

 

About Author

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

Leave A Reply

error: Content is protected !!