Le complessità del Caucaso (seconda parte).

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la linea di confine tra Europa ed Asia [Blank map of Europe foto con licenza CC BY-SA 3.0]

Uno dei problemi principali che si affronta in geografia è quello riguardante il confine tra Europa ed Asia.
È una questione che coinvolge inevitabilmente anche il territorio caucasico.
Convenzionalmente secondo i criteri stabiliti dal cartografo svedese Von Stahlenberg, ed ufficialmente adottati dalla zarina Anna I di Russia nel 1730, il confine tra Europa ed Asia sarebbe quello che va dalla Baia di Bajdarackaja [nel Mar di Kara porzione del Mare Artico] sino alla linea tracciata dalla depressione dei fiumi Kuma-Manych compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio, e che corre lungo la catena dei Monti Urali e del fiume Emba. Seguendo tali criteri tutto il Caucaso apparterrebbe interamente all’Asia, in quanto i due fiumi sopra citati trovandosi più a nord rispetto al suo versante settentrionale, lo escluderebbero dall’ultima porzione d’Europa di circa 200 km.
Oggi i limiti convenzionali utilizzati per la distinzione del continuum euro-asiatico che vengono seguiti dalla maggior parte dei cartografi, sono quelli delimitati: dalla linea della catena dei monti Urali; dal fiume Ural’ ; dalla costa del Nord Caspio, e dalla stessa dorsale del Caucaso Maggiore.
Pertanto i territori trans-caucasici come Georgia ed Azerbaijan compresi nel versante sud, sarebbero già Terra d’Asia!

Abkhazia

Il problema della definizione dei confini tra Europa ed Asia è una controversia più di tipo storico-culturale che fisica. I criteri distintivi non sono soltanto quelli descritti nel settecento dallo studioso svedese; ve ne sono altri che tengono conto di fattori diversi:  come lo spartiacque idrografico, l’influenza culturale, ecc. Molti studiosi addirittura sostengono che in realtà l’Europa e l’Asia costituirebbero un unico continente (e non due) chiamato semplicemente Eurasia.
Disquisizioni cartografiche a parte, che comunque diventano significative ed importantissime nel contesto geopolitico, la vera complessità sta nello stabilire se il Caucaso sia da assimilare più all’Europa o all’Asia.
In verità esso non è nient’altro che una regione sui generis.
A tutt’oggi la maggior parte dei popoli che vivono in questa regione è da rinvenire in popolazioni ivi stanziate da millenni che non hanno altra genesi conosciuta. La gran parte di essi, come ad esempio gli ingusci, i ceceni, gli adighi o gli osseti, sono i più antichi abitatori dell’area.

«Lago Blu – Kabardino Balkaria» [da Flickr foto di Nichal Vogt con licenza CC BY-SA 2.0]

Tutto questo è stato confermato  da numerosi studi genetici effettuati sull’aplogruppo J del DNA (Y), detto Adamo Ancestrale, che stabilisce una certa continuità o uniformità genetica tra i vari soggetti appartenenti ad un determinato gruppo etnico: i nord-caucasici, in particolare gli abitanti delle zone centrali, hanno dimostrato di possedere meno varianza rispetto agli altri gruppi ad essi limitrofi, e pertanto hanno un patrimonio genetico molto simile a quello delle antiche popolazioni semitiche.
Non può che essere così, infatti i balkari, i karakaj, i nogai, o i cumucchi, che sono popolazioni di ceppo turco, si sono stanziate in quest’area solo in seguito alle conquiste  delle orde mongoliche del basso medioevo, che imperversando in tutto l’ovest asiatico hanno contribuito a mutare in un modo alquanto significativo l’intero quadro etnico dell’Asia e dell’Europa.
Il Daghestan che si trova ad oriente lungo le sponde del Caspio, è un insieme indescrivibile di piccolissimi popoli spezzettati, che hanno mantenuto più che in altre parti, autonomia ed isolamento. Si può quasi affermare che all’interno di esso ci siano tante altre piccole nazioni unite tra loro dal continuum linguistico della lingua russa, in assenza della quale la babele daghestana risulterebbe ancora più indecifrabile.
Tutti questi gruppi mantengono però un insieme di caratteristiche antropiche assolutamente identiche. Sono popoli montanari che si reggono su una struttura sociale ben salda suddivisa in clan ed in macro- raggruppamenti familiari.

mappa etnica del Daghestan

La loro ossatura fondamentale è data dall’unione di più gruppi che gestiscono tutti gli affari comunitari e sociali. In tutti questi villaggi, dove si parlano più di venticinque lingue diverse,  vine mantenuto lo stesso stile di vita; hanno le medesime credenze; sono tutti islamici-sunniti; ballano la stessa danza e suonano la stessa musica.
Quando i russi nell’ottocento conquistarono queste alture, vedendo i loro rituali e il loro stile di vita,  per non confondersi chiamarono «lezginka»  la danza comune a tutte queste genti (*tale denominazione deriva dal nome dei lezgini, un popolo del Daghestan del sud).
La sacralità dell’ospite, il mantenimento dell’onore e della parola data; i giuramenti prestati e il rispetto per le donne, sono tratti distintivi di un insieme valoriale da codice etico-cavalleresco che accomuna tutti i vari gruppi indigeni. Tutto questo è stato trasmesso anche ai popoli non caucasici di etnia turco-tatara che hanno conquistato una parte di queste terre
Il  Caucaso, andando da ovest verso est, è già climaticamente differente. Più si va verso oriente dove i monti iniziano a degradare verso il Caspio, più il clima diventa asciutto e leggermente arido. Più si scende verso il mare più l’atmosfera diventa “asiatica”.
Gli storici antichi avevano idealmente collocato nei pressi della città di Derbent, le mitiche «Porte di Alessandro», fatte costruire per l’appunto dall’imperatore macedone per proteggere i confini meridionali dell’impero dalle minacce dei barbari che imperversavano da nord. Un’altra versione invece le individuava  nel centro del Caucaso, nella regione del Kazbegi. Erano chiamate anche «Porte degli Alani» e dovevano trovarsi all’incirca nei pressi dell’attuale «Passo del Darial», che  viene dal toponimo persiano “Dar-e-Alan” che vuol dire «l’ingresso degli alani».

Vladikavkaz, Ossezia Settentrionale [foto di Oleg Moro con licenza CC BY-SA 3.0]

Gli osseti sono l’unico popolo cristiano incastonato nel Caucaso centrale. Essi sono i discendenti diretti degli alani, tanto che l’Ossezia viene definita dagli stessi russi con la denominazione di Alania. Sono iranici, e anch’essi sono tra i più antichi abitatori di queste terre.
La zona centrale del Caucaso è di certo la parte più misteriosa ed affascinante di tutta la regione.
Sia nello spazio georgiano che comprende tutto il versante sud, sia nella parte nord, cioè nel Caucaso russo (suddiviso in sette repubbliche sorelle), dovunque dominano montagne maestose ed impervie, perennemente innevate e costellate da innumerevoli torri di avvistamento.  Costruite in diverse epoche da quasi tutti i popoli caucasici, oggi sembrano mute sentinelle a guardia di enormi vallate e monti silenziosi. Queste vette e questi picchi, per molto tempo hanno separato l’est dall’ovest, il nord dal sud, il mondo cristiano da quello islamico.
La parte ovest è invece più verde e lussureggiante.
L’Abkhazia, che ad esempio si affaccia sul Mar Nero, è un fazzoletto di terra molto piovoso stretto tra il mare e le montagne. A causa di questo stranissimo clima, temperato ed umido, sembra una terrazza mediterranea addobbata con piante e foreste subtropicali. Già all’epoca dell’URSS era un luogo di villeggiatura molto rinomato e famoso che richiamava le varie élites del potere sovietico.

Ushguli – Svanezia, Georgia

Per questo motivo in riva al mare e sulle colline, vi si trovano disseminati in abbondanza orti botanici, resort, chalet, ed eleganti giardini, oggi però in parte abbandonati o in disuso.
Comunque sia, il Caucaso resta un territorio particolare e affascinante. Ha avuto da sempre tanti primati.
Si dice che la razza bianca sia originaria proprio di qui, infatti da un punto di vista strettamente biologico, quando si parla di razza europoide, cioè di razza bianca, la si definisce  di tipo «caucasoide».
L’Armenia e la Georgia, ad esempio, sono stati i primi regni ad aver adottato il cristianesimo come religione ufficiale di stato. Il vino si dice che sia nato come coltura e come cultura proprio in Georgia. Di questo  non vi è certezza, ma per i georgiani  tutto ciò  è motivo di fierezza e di vanto nazionale.
Il Caucaso è stato da sempre: affascinante ed impervio; turbolento ed accogliente; duro e morbido con tutte le genti che lo hanno attraversato ed abitato!

 

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Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

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