«Tutte le parole portano a Roma».

0

Tutto il mondo racchiuso nella parola Roma.

Anfiteatro Flavio (by Diliff CC BY-SA 2.5)

Nessun regno, nessun impero ha lasciato nella storia umana un’impronta così forte ed indelebile come quello romano.
“Ho visto gran parte del resto del mondo…è brutale, crudele, oscuro… Roma è la Luce!”
Così recita il passaggio di una scena tratta da un noto film che ha come al centro di tutto Roma e che è diventato una pietra miliare del cinema.
Le parole che contengono la radice “Roma” hanno generato nel corso del tempo diversi termini che hanno dato origine a loro volta a diversi significati.
Questo termine è legato a tante parole; tante quante ne hanno potuto specificare gli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine. Uno di questi è l’aggettivo romanzo.
Esso può essere inteso sia come genere letterario, sia come aggettivo che si riferisce all’insieme di lingue derivate dal latino, che era naturalmente la lingua ufficiale dell’Impero.
Come genere letterario deriva dal francese romans, romanz, romant, e serve ad indicare sia il filone epico di opere letterarie solitamente in versi, in cui si possono intravedere i germi delle strutture linguistiche delle nuove parlate volgari e che cantavano le gesta avventurose e cavalleresche di personaggi leggendari ed eroici, sia il macrogenere di narrativa in prosa, suddiviso in tanti sottogeneri che è stato per molto tempo (ed è tuttora) la forma di comunicazione scritta per eccellenza dell’era moderna.
Un altro significato lo troviamo nei termini romanticismo e romantico, con riferimento al genere artistico, letterario e musicale che nell’ottocento contribuì al raggiungimento delle più alte vette di ingegno e di pensiero, in grado di dare persino forma ideologica alla nascita di varie correnti rivoluzionarie, legate all’irredentismo di molti territori o alle rivendicazioni patriottiche a cui aspiravano diverse nazioni e popoli, attanagliati spesso dalla morsa delle dominazioni straniere o dalla mancanza di libertà.
Da un punto di vista linguistico per lingue romanze si intendono tutte le lingue neolatine (sardo, italiano, corso, spagnolo, portoghese, occitano, catalano, friulano, francese, rumeno) e le sue varianti, dette anche dialetti romanzi, che sono alquanto numerosi e che godono spesso di uno status di co-ufficialità con le lingue di stato o regionali. Così il termine romanzo/romanze indica il gruppo di lingue formatesi dalla decadenza del latino letterario. Come viene riportato nella maggior parte di vocabolari etimologici, esso proviene da romanz, derivato a sua volta dall’avverbio latino volgare romanice, che viene tradotto con “alla romana”, che significava parlare proprio alla romana. Era un termine di uso vernacolare e quindi molto localizzato.

il Roman de la Rose

In seguito alla caduta di Roma questo termine, che andava trasformandosi sempre di più, fu utilizzato dai non romani per indicare tutti quei cittadini che parlavano il volgare (cioè la corruzione popolare del latino) che andava diffondendosi sempre di più in ogni parte dell’Impero, e col quale stava iniziando quel lentissimo processo di differenziazione linguistica dal quale si sarebbero poi originate le varie parlate neolatine.
Merita interesse accennare ancora su come la radice roma si trovi esplicitata in una delle tre lingue retoromanze, che sono un raggruppamento di tre lingue alpine: il friulano, il ladino, ed il romancio che è parlato nel cantone svizzero dei Grigioni. Per quel che attiene all’etnologia, la radice r. è presente come etnonimo in diverse denominazioni.
La parola Romania con la quale si indica l’attuale nazione europea danubiana, deriva dall’aggettivo romanus, a conferma del fatto che queste terre conquistate ai geti e ai daci, divennero già nel primo secolo d.C. parte all’Impero Romano.
Con romei nel medioevo italico venivano chiamati  invece i sudditi dell’Impero Romano d’Oriente, cioè i romano-bizantini di lingua greca. Ma occorre dire, inoltre, che con romei erano chiamati anche tutti i viandanti che nel medioevo europeo si recavano in pellegrinaggio a Roma, per visitare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo.
Molti di loro si mettevano in viaggio seguendo “i cammini del pellegrino”, come quello della celebre Via Francigena o di altre vie (addirittura alcuni devoti partivano da Trondheim in Norvegia), che per l’appunto furono chiamate «vie romee».
Altrettanto interessante è analizzare l’etnonimo di Rumelia, con cui veniva indicata dai turchi osmanli, quella parte di Europa dei Balcani e del Mar Egeo, strappata all’Impero Romano d’Oriente, e comprendente i territori dell’attuale Grecia, Bulgaria, Macedonia, Tracia ed Albania.
Rumelia viene dall’arabo rum, che significa greco, ma che in realtà si riferisce a romano. Infatti tutti gli abitanti e i sudditi bizantini dell’Impero Romano d’Oriente venivano definiti rum e cioè “romani d’Oriente”. Ancora oggi i greci cristiano-ortodossi della Turchia vengono appellati col termine rum. Lo stesso vale per il Sultanato di Rum che nell’Anatolia fu il primo regno vassallo dell’Impero Turco-Selgiuchide, dal quale nucleo si originò in seguito la dinastia degli ottomani che crearono il vastissimo impero che conosciamo. Con tale definizione indicavano che quelle terre sulle quali si stabilirono erano appartenute per molti secoli ai romani orientali.

Rumelia (Ernst-Ravenstein 1880)

Va ricordato che la radice r. si trova in cognomi di casate e di stirpi reali di alto lignaggio: basti pensare ai Romanov, che furono la seconda dinastia imperiale russa.
Il termine rom che indica l’appartenenza all’etnia dei popoli nomadi chiamati zingari, gitani, o zigani e che hanno la loro genesi nell’India del Nord, non ha nulla a che vedere con la radice roma.
Essi si autodefiniscono in tanti modi, tra cui sinti, ma spesso vengono definiti con i termini roman, romas, romani da altri appellanti. Questi appellativi, che spesso sono fonte di commistione, non vanno mai confusi col termine storico che deriva da Roma Impero e del quale parliamo.
Nel mondo vi sono numerosi posti, paesi e borghi che sono stati denominati col toponimo roma.
In Italia v’è un paese chiamato Romans d’Isonzo (Romans dal Lusinç in friulano); in Romania, in Bulgaria ed in Francia esistono diversi paesi e comuni chiamati Roman. Negli Stati Uniti ci sono almeno 7 città, con altrettanti sobborghi, che portano l’esonimo di Roma in versione inglesizzata.
L’ultima brevissima considerazione, non meno significativa delle altre per importanza, riguarda un termine col quale viene definito un cristiano-cattolico. Molti cattolici di diversi paesi africani, anziché proclamarsi come tali, preferiscono autodefinirsi romans, cioè seguaci della cattolicità romana per differenziarsi dagli aderenti alle chiese cristiano-protestanti della giovane Africa anglosassone.
La gloria di Roma ha valicato tutti i confini ed è arrivata nel corso dei secoli in ogni angolo del mondo. Una volta un gruppo di esploratori occidentali visitando alcune isole sperdute dell’Oceania scoprirono che diverse popolazioni tribali di quei luoghi si erano tramandate per secoli, nella loro tradizione orale, una leggenda molto particolare basata sull’esistenza di una città gloriosa e splendente appartenente ad un mondo lontano completamente diverso dal loro. Di quel mondo essi non sapevano nulla; l’unica cosa che conoscevano era incredibilmente il nome di quella città: «Roma».

[immagini con licenza CreativeCommons]

About Author

Nicolò Vincenzo Di Giacomo

«il Corriere della Storia (& il Diario Boreale)» è un giornale di guerra che si occupa di etnoantropologia, di geografia e di linguistica. È un'antologia sul cinema che raccoglie tutte quelle pellicole ispirate a fatti realmente accaduti. È un foglio del passato che narra storie di luoghi, di uomini e di popoli. È un quaderno di storia che racconta i fatti del cielo, del mare e della terra, che hanno avuto come protagonisti gli uomini di ogni epoca !!!

Leave A Reply

error: Content is protected !!